Londra città dei ponti

181688__westminster-bridge-big-ben-england-london-uk-river-thames-england-london_pPer via della sua conformazione, dovuta allo sviluppo lungo il Tamigi, Londra potrebbe ottenere un buon piazzamento in una ideale classifica delle “città dei ponti”. La capitale britannica ne conta 21, e noi ne abbiamo selezionati alcuni meritevoli di essere menzionati per ragioni storiche, architettoniche, ingegneristiche, cromatiche, funzionali e dimensionali.

Ecco per voi, i ponti più famosi e importanti di Londra in tutta la loro bellezza: ottimi luoghi anche per scattare una fotografia.
Non potevamo non cominciare dal London Bridge che collega la City al borgo di Southwark, stabilendo il limite occidentale del Pool of London (ossia del bacino di Londra). Questo ponte è il più vecchio della città: inizialmente costruito in legno fu poi edificato in pietra nel 1209 (a quell’epoca il  ospitava case e negozi, un po’ come il Ponte Vecchio a Firenze) e poi ancora sostituito nel 1831 da uno in granito. La costruzione della struttura attuale risale al 1973. E’ lungo 283 metri e largo 32.
Non altrettanto antico, ma sicuramente fra i ponti più fascinosi di Londra è il Tower Bridge. All’epoca della sua costruzione, nel 1894, rappresentava un’opera avanguardista, di tecnologia estremamente avanzata. Il Tower Bridge è infatti il ponte levatoio più grande mai costruito. La sua skyline è inconfondibile: due torri gugliate e una massiccia strada di collegamento. Il ponte viene utilizzato ancora oggi, ma viene alzato 4/5 volte a settimana (un tempo circa 50 volte al giorno). Se non soffrite di vertigini, è imperdibile la cosiddetta Catwalk, ossia il passaggio pedonale che consentiva di attraversare il ponte anche quando era completamente sollevato per lungo tempo. E’ lungo 60 metri e alto 43 (comprese le torri).
Noto anche come Iron Bridge, il Southwark Bridge è citato da Charles Dickens nei suoi romanzi. Ma fra i ponti in metallo merita di essere menzionato anche il Vauxall Bridge, costruito nel 1902. Le cinque arcate in acciaio poggianti su colonne in granito sormontate da otto statue femminili in bronzo che rappresentano le arti e le scienze furono le prime a sopportare il peso dei tram che attraversavano il Tamigi. La struttura originaria del 1816era a 9 archi ed era in ferro; a causa delle maree, però venne presto sostituito con uno in legno e poi ancora con uno in acciaio. E’ lungo 270 metri e largo 27.
In ferro è anche il Westminster Bridge che collega Lambeth e Westminster dal 1872. La costruzione, opera di Charles Berry, mostra sette arcate con decorazioni gotiche. Il suo colore verde (che richiama il colore della Camera dei Comuni, che si trova nel Palazzo Westminster) contrasta con il rosso del Lambeth Bridge (che invece richiama il colore della Camera dei Lord). E a proposito di Lambeth Bridge: questo ponte si trova a monte di Westminster Bridge ed è stato costruito nel 193.
Abbiamo già avuto modo di parlarvi del Millennium Bridge, edificato per collegare la Tate Modern alla City e alla St Paul’s Cathedral. Inaugurato nel 2000, tre giorni dopo l’inaugurazione è stato chiuso a causa delle oscillazioni causate il passaggio di più di 2000 persone contemporaneamente (e circa 100.000 durante il primo giorno di apertura). A questo evento è legato il soprannome di Wobbly Bridge (ossia ponte instabile) sebbene successive modifiche ingegneristiche lo abbiano ovviamente reso più sicuro (ndr. Il ponte fu riaperto nel 2002). Architettonicamente i piloni che sostengono la struttura realizzata in acciaio incorniciano una stupenda visione della facciata della cattedrale. E’ lungo 325 metri e Largo 4.
Merita un racconto anche il Waterloo Bridge che deve in nome alla famosa battaglia che vide gli inglesi vincitori contro le truppe di Napoleone nel 1815. La struttura originaria in granito (del 1817, quando il ponte era noto come Strand Bridge) venne sostituita, ma le parti ottenute dalla demolizione del vecchio ponte ( a seguito dei bombardamenti della II Guerra Mondiale) sono conservate in varie parti dell’Impero Britannico come simbolo dell’unione dei Paesi del Commonwealth. E’ chiamato anche The ladies’ bridge perché la maggior parte degli operai che presero parte alla sua costruzione erano donne.
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