175 candeline per la parola OK

1752430_300175 anni e non li dimostra. OK è la parola più pronunciata e digitata sul pianeta, il termine universale per eccellenza, cui spesso si accompagna il famoso gesto (indice e pollice uniti, in modo da formare un cerchio). Da un capo all’altro del mondo, ogni cultura linguistica, ha infatti abbracciato questa espressione – varcando barriere e confini geografici, culturali e linguistici, tanto da farne quasi la formula della comunicazione efficace e globale, capace di unificare culture e idiomi differenti.

Dopo la sua prima apparizione sulla carta stampata, in occasione delle elezioni presidenziali americane del 1840, la parolina entrò nel gergo politico. I sostenitori del democratico Martin Van Buren, infatti, decisero di usare “ok” come marchio della loro campagna («OK Van Buren!») visto che l’uomo, nato a Kinderhook (nello stato di New York), aveva come soprannome “Old Kinderhook” che poteva magnificamente essere abbreviato in “ok”. Van Buren, già presidente in lotta con l’eroe di guerra William Henry Harrison, uscì sconfitto dalle elezioni, ma l’espressione OK non perse efficacia e divenne in breve tempo una vera e propria mania.

Ad ogni modo, le origini esatte della parola restano confuse e controverse tanto da aver spinto Allan Metcalf, docente di letteratura inglese al MacMurray College nell’Illinois e oggi considerato la massima autorità mondiale sull’argomento, a raccogliere le diverse scuole di pensiero e a pubblicarle nel su “Ok. The improbable story of America’s greatest world”. Insomma, tutti la usano, ma nessuno (o quasi) sa da dove arrivi il termine.

Le ipotesi sono diverse: alcuni rintracciano le origini della parola nel greco «Ola Kalà» («tutto bene»), o nello scozzese «Och Aye» («certo»), dal latino «Hoc Est» («questo è», come assenso), dal russo «Ochen Khorosho» («molto bene»). Ma è stato il linguista, etimologista e lessicografo Allen Walker Read, professore alla Columbia University e presidente della società americana di semiotica, scomparso nel 2002, a scoprire nel 1941 le origini popolari del termine, inizialmente scritto “O.K.”.

La parola sarebbe nata per scherzo, a seguito della moda fra i giovani eruditi dell’Ottocento che consisteva nel creare volutamente degli acronimi sbagliati. L’ironia di questi acronimi sbagliati è difficile da spiegare, ma la logica è la stessa a quella degli acronimi che oggi si utilizzano su internet (come lol per dire “laughing out loud” o yolo per “you only live once”). Da moda giovanile a espressione comune, dunque, il passo fu breve. E presto l’uso di Ok divenne dilagante. Nel 1864 fu inserita nello Slang Dictionary of Vulgar Words

In Italia, il termine è entrato nel linguaggio quotidiano di giovani e meno giovani. Dal 1983 al 2001 riempì persino gli schermi con la trasmissione “OK il prezzo è giusto”.

La sua sinteticità è la chiave del suo successo. Anche oggi, nell’era della comunicazione veloce e immediata, infatti la parola “ok” non è stata scalzata da nessun sinonimo: su chat, sms, facebook il termine “OK” è vivissimo. E se agli inizi non era considerata un’espressione particolarmente elegante (perché ottenesse uno status più elevato è stato necessario attendere il 1918, quando il presidente Woodrow Wilson la utilizzò pubblicamente), ma certamente la parolina sin da subito– e per decine di generazioni – divenne il simbolo della comunicazione giovanile.

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