Londonsphere: la Londra del 2035

02C’erano una volta le “grandi città”, poi diventarono metropoli, crescendo di anno in anno si sono trasformate in megalopoli. Ma la domanda è: come si chiameranno questi luoghi quando diventeranno ancora più grandi?

Londra, in quanto ad espansione, non ha pari e, nei prossimi anni, è destinata a cambiamenti radicali, basti pensare che da sola produce un terzo del Pil nazionale britannico. Per dimensioni geografiche e numero di abitanti, la città attraversata dal Tamigi è già oggi la più grande dell’Unione Europea: suddivisa in trentadue quartieri di fatto autonomi, grande come Roma, Berlino e Amsterdam messe insieme, con una popolazione di otto milioni e 615mila abitanti, che diventano dodici, se si considerano anche gli sterminati sobborghi.

Tra vent’anni, secondo recenti studi sociologici, Londra verrà “presa d’assalto” da decine di milioni di pendolari provenienti, non solo dai territori situati oltre i confini metropolitani della grande capitale, ma anche da molte altre città europee come Parigi, Bruxelles, Rotterdam e via dicendo.

Immaginando come sarà la grande capitale nel 2035, il Financial Times ha utilizzato la frase “Welcome to the Londonsphere”. Letteralmente “Benvenuti nelle Londrasfera”, nonché una cupola invisibile che ingloberà una fetta d’Europa e che sarà in grado di attirare gente da tutto il mondo.

Fondata sul Tamigi nel 43 d.C. dai Romani, che la chiamarono Londinium, nel 1800 fu la prima città al mondo a raggiungere un milione di abitanti (dopo l’antica Roma). Da questo momento in poi la crescita è stata graduale: la popolazione salì a due milioni nel 1850, a sei nel 1900, per arrivare agli otto e mezzo di oggi.

Immigrazione, globalizzazione, facilità di trovare lavoro, sono fattori che ne determineranno la crescita e si prevede che tra dieci anni, la popolazione della Capitale del Regno Unito, sarà composta da circa 15 milioni di persone, comprendendo i borghi periferici.

Da questa cifra sono esclusi gli studenti, che sempre più numerosi scelgono la capitale britannica come sede dei propri studi; le migliaia di immigrati che ogni anno entrano in Gran Bretagna (la maggior parte dei quali diretti proprio a Londra); i turisti, sedici milioni di persone che annualmente visitano la città sul Tamigi, facendone la destinazione turistica in assoluto prediletta del pianeta. Non c’è da stupirsi se a Londra si parlano trecento lingue e vi abitano persone provenienti da ogni parte del mondo.

Un’”invasione” che non è esente da problemi, a cominciare dal costo delle abitazioni. Mentre una volta erano solo gli operai a trasferirsi in un’altra città, oggi anche i benestanti sono costretti ad andarsene. Il prezzo medio di una three bedroom londinese (appartamento con tre stanze) ammonta a un milione e centomila sterline.

È facile credere che diversi londinesi, con i soldi ottenuti dalla vendita di un monolocale in città, abbiano potuto acquistare una casa cinque volte più grande a Brighton, piuttosto che a Birmingham, o in altre città britanniche, scegliendo di fare i pendolari per andare a lavorare nella Capitale.

In quest’ottica, la risposta ai problemi dovuti all’espansione della grande capitale, potrebbe essere proprio “Londonsphere”. Una città non più definibile come tale perché costituita da una serie di città-satellite in cui far risiedere i cosiddetti “londinesi occasionali”, quelli che a Londra ci vanno per lavorare, ma che non possono permettersi di viverci.

Nei prossimi vent’anni i treni ad alta velocità costituiranno la chiave che permetterà ai “londinesi occasionali” di lavorare in città, pur vivendo a centinaia di chilometri di distanza.

L’aspetto forse più straordinario di “Londonsphere” è che si tratta di un progetto applicabile a tutte le città europee. Già oggi, grazie all’Eurostar, dalla capitale britannica è possibile raggiungere Parigi, Bruxelles o Rotterdam in poco più di un paio d’ore. Cosa succederà tra vent’anni?

Se qualcuno dovesse chiedervi dunque come sarà la Londra del 2035, la risposta è semplice: una sorta di sconfinata città-ufficio che ospiterà un vero e proprio popolo di pendolari sparsi non solo per tutta l’Inghilterra, ma anche per mezza Europa.

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